stripe decor
   

  Giorgio Segato

 

 

Altre recensioni:

INTRA VEDERE

Tonia Copertino mi comunica subito, con la voce, con le mani, con lo sguardo, la tensione dei sensitivi: si avverte, accanto a lei, una quieta apparenza e una carica interna satura, prossima al punto critico di esplosione, che però non avviene mai, che non avverrà mai. Forse perchè Tonia si ritrae e si rifugia nel suo mondo di sinestesie delicate, di voci, di colori, di contatti, materie, lacerazioni, velature, parole lette e pronunciate, intraviste e riascoltate nell'eco intima di una memoria ricca e feconda.

Opera in una condizione di costante ascolto, quasi sognante; parla con toni bassi e dolci, con un soffio di voce, come se stentasse a rompere il silenzio che la trattiene, che la "vela"; silenzi, spazi, scritture, pagine, libri, libri composti, dipinti, costruiti, proiettati in una dimensione di piccolo cabotaggio archeologico, di "disvelamento" di un testo tenuto sepolto con tutti i suoi riverberi, le eco, le suggestioni visive e sonore, gli affondi e le emergenze, le risonanze.

E accompagna tutto con una manualità piena di discrezione, senza mai sfoggio di particolari abilità tecniche o invenzioni stilistiche, ma con l'amore "sensitivo" (e sensuale) di chi esplora, "tasta il testo", velandolo e svelandolo, ricordandolo e intravedendolo, richiamando alla memoria altri testi, e cancellazioni, smarrimenti, svegliando e distendendo i sensi sui ritmi, sui significati, sui segni che complica con interventi a colore, con lacerazioni, sovrapposizioni, stratificazioni, coperture ed aperture.

Il suo testo, così, appartiene compiutamente e sempre di più si dilata a un "contesto" ricco di modulazioni diverse che liberano la sensibilità, la percezione, la fantasia, la conoscenza e l'immaginazione, la facoltà di prefigurazione, di presentimento e di previsione, in virtù non della lettura ma dell'adesione a una scrittura che diventa codice magico di empatia.

In questo senso, Tonia Copertino non va "oltre" la parola, ma ritrova ed esalta la parola "dentro" le cose, in una sorta di scavo dei giacimenti intimi, dei tesoretti del dire e dello scrivere, dei depositi, anche occasionali e casuali, ma soprattutto di quelli fortemente cercati, a volte vagliati e selezionati, nelle risonanze della memoria, tra le pieghe di un'emotività calda, generosa, ricca di slanci, di abbandoni e di attenzioni percettive, che rendono le sue "letture" e le sue particolarissime "tessiture" di materie e di riverberi di suoni, di scritture, di visioni, ricordi, di immaginazioni e di sogni, eventi, momenti larghi e campi, luoghi di ascolto delle più alte risonanze poetiche.